venerdì 18 febbraio 2011

La missione di Yeshua


Yeshua si recò a Natzaret, dov’era cresciuto e, com’era solito, entrò in giorno di Shabat nella Sinagoga. Alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del Profeta Yeshayahu. Aperto il rotolo, trovò quel passo dov’era scritto: «Lo Spirito di Adonay è sopra di me; perciò mi ha unto per proclamare speranza ai poveri, per fasciare quelli che hanno il cuore infranto; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a liberare gli oppressi perdonandoli, e a proclamare l’anno accettevole di Adonay». Poi, chiuso il rotolo e resolo all’inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella Sinagoga erano fissi su di lui. Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite»” (Luca 4:16-21)
Yeshua ha più volte spiegato la natura della sua missione. In questo brano dell’Evangelo di Luca è riportato Isaia 61:1 e la prima frase di 61:2, che Yeshua lesse interrompendo la lettura in un punto determinato, per descrivere con precisione ciò ch’egli era venuto a compiere:
Yeshayahu 61:1 “Lo spirito di Adonay Elohim è su di me, perché HaShem mi ha unto per proclamare la speranza agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore infranto, per annunciare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, 2 per proclamare l’anno di grazia di Adonay”,
Se continuiamo a leggere, troveremo il punto in cui egli chiuse il rotolo, indicando ciò ch’egli non è venuto a compiere in quel momento:
Yeshayahu 61:2-3 [per proclamare] il giorno di vendetta del nostro Elohim; per consolare tutti quelli che sono affranti; per dare agli afflitti di Tzion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione di HaShem per mostrare la Sua gloria. 4 Essi ricostruiranno sulle antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni. 5 Là gli stranieri pascoleranno le vostre greggi, i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri viticultori. 6 Ma voi sarete chiamati kohanim di HaShem, la gente vi chiamerà ministri del nostro Elohim; voi mangerete le ricchezze delle nazioni, a voi toccherà la loro gloria. 7 Invece della vostra vergogna, avrete una parte doppia; invece di infamia, esulterete della vostra sorte. Sì, nel loro paese possederanno il doppio e avranno felicità eterna. 8 Poiché Io, HaShem, amo la giustizia, odio la rapina, frutto d’iniquità; io darò loro fedelmente la ricompensa e stabilirò con loro un Patto eterno. 9 La loro razza sarà conosciuta fra le nazioni, la loro discendenza, fra i popoli; tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dall’Eterno.
Il “giorno di vendetta di Elohim” è proprio il giorno della venuta del Messia! Quel Messia che riguarda i Giudei, non coloro i quali Yeshua è venuto a riscattare. Il Profeta in questo capitolo ribadisce il concetto che Elohim giudicherà le nazioni, non i Giudei, i quali sono stati afflitti, perseguitati, odiati per tanti secoli, e saranno pienamente ristabiliti. Evidentemente, questa è una descrizione dell’Era Messianica, ma anche di momenti che la precedono, i quali si stanno avverando già in questo tempo, come leggiamo nella frase “Essi ricostruiranno sulle antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni”; questo è successo da quando i primi pionieri Sionisti hanno iniziato a far rinascere quella terra desolata che oggi è invece prospera e moderna, lo Stato di Israele, il quale è il fondamento del futuro Regno Messianico. Quando Yeshua disse “tutto è compiuto”, si riferisce chiaramente alla sua missione di riscattare coloro che non avevano più speranza perché erano senza Elohim e senza il Patto.
Dunque, se Yeshua non è venuto per i Giudei, per chi è venuto? Egli stesso ce lo dice:
Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della Casa di Israele». (Matteo 15:24)
«Perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto». (Luca 19:10)
Yeshua rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento». (Luca 5:31-32)
«Poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori». (Matteo 9:13)
Dalle stesse dichiarazioni di Yeshua, sappiamo che la sua missione consisteva in: “riscattare le pecore perdute della Casa di Israele”, “salvare ciò che era perduto”, “chiamare i peccatori, non i giusti, e guarire i malati, non i sani”. In base a questi elementi, possiamo fare le seguenti considerazioni:
Egli è venuto per “riscattare ciò che era perduto”, più specificamente, la Casa di Israele:
Chi sono le “pecore perdute della Casa di Israele”? Cos’è “ciò che era perduto”? Naturalmente, questi termini risultavano chiari ai Giudei e all’auditorio a cui si rivolgeva Yeshua: quelli che una volta erano partecipi delle benedizioni del Patto, del popolo eletto, e sono diventati “non Mio popolo”, si sono infatti “perduti” perché una volta non lo erano. Non si può perdere ciò che non si ha. L’essersi perduti, smarriti, implica che prima si era invece sulla giusta via. Yeshua stesso ha ribadito questo concetto, nella parabola della pecora perduta, e particolarmente in quella del figliuol prodigo, la quale proponiamo esaminare in seguito:
Luca 15:11 Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: «Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta». Ed egli divise fra loro i beni. 13 Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente... 15 Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali... 18 Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te:... 22 Ma il padre disse ai suoi servi: «Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato». E si misero a fare gran festa. 25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse... 31 Il padre gli disse: «Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato».
Pochi cercano di prendere in considerazione l’identità di questi due figli e del loro Padre: Elohim aveva infatti due popoli: Yehudah, il figlio maggiore, al quale fu data l’eredità del Regno, ed Israele, il figlio prodigo che se ne andò a “pascolare i maiali”, ovvero, a vivere con i gentili e mischiarsi con loro, in paesi lontani, dove tuttóra la Casa di Israele si trova. Questo rappresentava per il Padre la perdita di uno dei suoi figli, colui che divenne “non Mio popolo”, come scrisse il Profeta Hoshea. Per riscattarlo c’è stato bisogno di fare un sacrificio, e d’accettarlo così com’egli si trovava al momento del suo ravvedimento. Un tale sacrificio non era necessario per l’altro figlio, colui ch’è stato sempre con il Padre, conservando ogni Sua cosa, cioè, i Suoi comandamenti e la Sua Parola. Infatti, i Giudei non sono mai stati un popolo senza Elohim, senza la Sua Parola, mentre che tutti i gentili, e la Casa di Israele in mezzo a questi, sì. Yeshua infatti, limita la necessità di fare un sacrificio espiatorio soltanto per colui che si era perduto, non per tutt’e due. Egli disse infatti, che i sani non hanno bisogno del medico, ma i malati, così come i giusti non hanno bisogno di “convertirsi” (termine molto caro ed essenziale per i cristiani), ma i peccatori:
Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. (Luca 15:7)
Ah, ma i cristiani sostengono che non esistono i giusti! Invece Yeshua dice che effettivamente esistono, altrimenti, non avrebbe detto “io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori”. Yeshua non stava parlando in modo ironico, non era il suo stile. Stava dicendo le cose secondo la realtà dei fatti.
E’ vero ch’è scritto: “non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno”, e questo originalmente lo dice il salmista, non il Nuovo Testamento (che semplicemente cita le parole del salmista); anche il Predicatore disse: “Certo, non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai” (Ecclesiaste 7:20), quindi, l’idea dell’ingiustizia universale non è cristiana, ma giudaica. Spesso i cristiani amano fondare le loro dottrine su di un singolo versetto biblico, trascurando tutto il contesto generale delle Scritture. In seguito dimostreremo con la Bibbia che i giusti ci sono, secondo il concetto di Elohim. Infatti, se leggiamo con attenzione tutto il Salmo 14 da cui la frase “non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno” è tratta, dice così:
Tehillim 14:1 Lo stolto ha detto in cuor suo: «Non c’è Elohim». Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c’è nessuno che faccia il bene. 2 HaShem ha guardato dal cielo i figli degli uomini, per vedere se vi è una persona intelligente, che ricerchi Elohim. 3 Tutti si sono sviati, tutti sono corrotti, non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno. 4 Son dunque senza conoscenza tutti questi malvagi, che divorano il Mio popolo come se fosse pane e non invocano Adonay? 5 Ma ecco, son presi da grande spavento quando Elohim appare in mezzo ai giusti. 6 Voi cercate di confondere le speranze del misero, perché HaShem è il suo rifugio. 7 Oh, chi darà da Tzion la liberazione a Israele? Quando HaShem farà ritornare gli esuli del Suo popolo, Yakov esulterà, Israele si rallegrerà.
Nel contesto del Salmo il senso della singola frase si capisce perfettamente: in primo luogo, è lo stolto che nega l’esistenza di Elohim; sono sempre questi stolti e corrotti che non fanno il bene e non ricercano Elohim. Questi sono infatti i popoli gentili, non i Giudei, perché risulta evidente che sono sempre questi “figli degli uomini” che “divorano il Mio popolo” e “non invocano Adonay”, ossia, non sono quelli del Suo popolo coloro indicati come malvagi che non fanno il bene e non ricercano Elohim, ma gli altri popoli. Altrimenti, se non ci fossero i giusti, come farebbe Elohim ad “apparire in mezzo ai giusti”? Chi sono i giusti? Coloro il cui rifugio è Elohim, Israele, che aspetta la liberazione dai malvagi. Sarebbe utile che molti teologi esaminassero accuratamente tutto il contesto prima di emettere dogmi basati su una singola frase. Infatti, quando i cristiani affermano che la Bibbia dice che “non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno”, li si potrebbe rispondere che la Bibbia dice anche, solo due versi prima, che  “non c’è Elohim”! Entrambe affermazioni, tolte dal loro contesto, cambiano completamente significato.
In merito a questo, sia le Scritture Ebraiche che il Nuovo Testamento affermano che ci sono dei giusti, i quali lo sono in base alla loro fedeltà verso Elohim (quindi, verso i Suoi comandamenti). Prendiamo in considerazione soltanto il Nuovo Testamento per dimostrare che il termine “giusto” è applicato a diverse persone, e che non fu affatto usato da Yeshua in forma semplicemente simbolica o ironica come alcuni dicono:
Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il Suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. (Matteo 5:45)
Se Egli fa levare il sole sui giusti, significa che i giusti ci sono. E ci sono addirittura i buoni!
Chi riceve un profeta come profeta, riceverà premio di profeta; e chi riceve un giusto come giusto, riceverà premio di giusto. (Matteo 10:41)
Per ricevere un giusto, bisogna che questo giusto esista veramente. Ma chi sono i giusti? In base a che cosa li si definisce tali?
Allora i giusti gli risponderanno: «Maestro, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?». (Matteo 25:37)
Evidentemente, questi sono giusti in base alle loro opere di giustizia, non in base ad una “conversione” per entrare in un’ipotetica “grazia”...
Erano entrambi giusti davanti a Elohim e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti di Adonay. (Luca 1:6)
Questi erano giusti perché “osservavano la Torah”.
Affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Hevel, fino al sangue di Zekharyah, figlio di Berekyah, che voi uccideste fra il Tempio e l’altare (Matteo 23:35).
E se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati. (2Kefa 2:7)
Addirittura Lot era giusto! Colui che non solo abitava in Sodoma, ma sedeva alle porte della città (Genesi 19:1), il che significa ch’egli a Sodoma era un giudice, uno che faceva parte del sistema imperante in quella perversa città. Rammentiamo che Lot scelse Sodoma per la sua inclinazione alle cose materiali, non per motivi spirituali. Sembra anche che fosse proclive al bere. Eppure, anch’egli era un giusto.
Vi era in Yerushalaym un uomo di nome Shim’on; quest’uomo era giusto e timorato di Elohim, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui. (Luca 2:25)
Yosef, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. (Matteo 1:19)
C’era un uomo, di nome Yosef, che era membro del Sanhedrin, uomo giusto e buono. (Luca 23:50)
Giusto e buono! Com’è possibile, se buono è soltanto Uno, cioè, Elohim? E per giunta, questo giusto e buono è un fariseo! Inconcepibile per la mente dei teologi cristiani! Tuttavia, altri versi affermano che ci sono non solo i giusti, ma anche i buoni:
Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire. (Romani 5:7)
Per concludere con questa serie, indichiamo ancora un modo per poter definire chi è un giusto:
Figlioli, nessuno vi seduca. Chi pratica la giustizia è giusto, com’Egli è giusto. (1Yohanan 3:7)
Praticare la giustizia implica qualcosa di più che semplicemente credere ed essere salvato per grazia...
Un brano molto conosciuto riguardante questo argomento è quello del “giovane ricco”:
Ecco un tale, che gli s’accostò e gli disse: «Maestro [buono], che farò io di buono per aver la vita eterna?» E Yeshua gli rispose: «Perché mi chiami tu buono? Nessuno è buono, se non Uno, Elohim. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti.» Colui gli chiese: «Quali?» E Yeshua gli rispose: «Questi: Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso.» Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?» Yeshua gli rispose: «Se vuoi essere perfetto, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, ed avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». (Matteo 19:16-21)
La prima considerazione che normalmente si fa su questo brano riguarda il fatto che “nessuno è buono, ma soltanto Elohim” - quindi, nemmeno Yeshua, che apparentemente rimprovera il giovane per averlo chiamato “buono”! Il senso di questa parola “buono” è poi spiegato nella risposta finale di Yeshua: se vuoi essere “perfetto”... Tuttavia, l’argomento principale di questo passo biblico tratta sulla domanda del giovane: “che farò io di buono per aver la vita eterna?” Se Yeshua fosse stato un pastore evangelico, naturalmente gli avrebbe risposto: “non devi fare niente, perché le opere non hanno alcun valore, devi piuttosto avere soltanto fede, perché ormai non siamo più sotto la legge, ma salvati per grazia”... Ma Yeshua era un Rabbino, e quindi gli disse chiaramente “se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”! Chissà come mai, i cristiani non danno mai una risposta come questa, malgrado sia quella data da Colui che loro reputano il loro Salvatore e Maestro, ed il loro esempio. Yeshua infatti non accennò assolutamente a qualcosa di diverso dal “dover fare”, anzi, ne aggiunse pure un’altra opera: “vendi ciò che hai e dàllo ai poveri”... e questa è un’altra risposta che i pastori non danno mai (piuttosto suggeriscono di versare la decima nelle case della chiesa... ma dire ad un fratello ricco di distribuire i suoi beni, non è “politically correct”). Certamente, la salvezza non si ottiene soltanto attraverso le opere, ma queste devono seguire di fatto all’osservanza dei comandamenti e ad un atteggiamento spirituale, che è quello che Yeshua vuole enfatizzare qui: se veramente ami, non avrai difficoltà a dare ciò che hai. Osservanza della Torah più amore verso il prossimo, è la formula che Yeshua suggerisce qui per ottenere la salvezza - completamente diversa della formula annunciata dai predicatori della “grazia”.
Infatti, i cristiani hanno un dogma per cui credono che Yeshua sia venuto a spazzar via i comandamenti della Legge, i quali essi sono liberi di non osservare. Questo però, non si trova scritto da nessuna parte. Quando si tratta l’argomento dell’osservanza della Torah, egli ha sempre ribadito che è fondamentale per essere un suo discepolo, e l’unica dimostrazione autentica della volontà, come vedremo nei seguenti versi:
E uno di loro, dottore della Torah, gli domandò per metterlo alla prova: «Rabbi, qual’è nella Torah il comandamento più importante?» E Yeshua gli disse: «Ama Adonay il tuo Elohim con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la tua forza e con tutta la mente tua!Questo è il principale e primo comandamento; ed il secondo è importante come questo, ed è ama il tuo prossimo come te stesso; in questi due comandamenti si riassumono la Torah ed i Profeti». (Matteo 22:36-38)
Questa domanda sarebbe da porre proprio ai cristiani, che pur non dichiarandolo apertamente, hanno di fatto declassato alcuni comandamenti, perché sono della Legge”. Tuttavia, anziché chiederli  “qual’è il comandamento più importante?” sarebbe più opportuno chiederli “qual’è il comandamento meno importante?” C’è qualcuno dei Dieci che sia stato abolito? La Bibbia non lo dice, le tradizioni dei pagani adottate dalla chiesa, sì. Qui Yeshua spiega che in questi due princìpi si riassume la Torah; infatti, “Ama Adonay il tuo Elohim” corrisponde ai primi quattro, i quali sono i nostri doveri verso di Lui: chi Lo ama, 1. non può avere altri dèi, 2. non farà nessun tipo d’immagini per il culto, 3. non userà il Suo Nome in vano, ed 4. osserverà il giorno che Egli ha santificato e benedetto sin dal principio, non lo sostituirà con un altro giorno, perché ciò è quello che hanno fatto i pagani. Questo comandamento è addirittura quello che ha una spiegazione più dettagliata di tutti gli altri − Tutti questi comandamenti hanno lo stesso valore e devono essere rispettati nella stessa maniera, nessuno è superiore e nessuno è inferiore.  Ugualmente, gli altri sei si riferiscono al comportamento che si deve avere nei confronti del prossimo, e chi ama il prossimo 5. onora i suoi genitori; 6. non uccide;  7. non commette adulterio;  8. non ruba; 9. non calunnia, e 10. non concupisce né la moglie né le cose che appartengono al prossimo. Se c’è un modo di mettere in pratica i due comandamenti enunciati da Yeshua senza ubbidire i Dieci di Mosheh, vorrei che mi si spiegasse come. E’ così che ce lo spiega anche Shaul di Tarso (detto Paolo):
Infatti, il non commettere adulterio, non assassinare, non rubare, non concupire e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: ama il tuo prossimo come te stesso”. L’amore non fa male al prossimo; l’amore, quindi, è l’adempimento della Torah. (Romani 13:9,10)
Tuttavia, l’osservanza dei comandamenti sembra essere un problema insormontabile per i cristiani: i cattolici hanno abolito il secondo ed hanno diviso il decimo in due, in modo tale che sembrino essere comunque dieci, così possono liberamente erigersi tutti gli idoli che vogliono adorare, il che è assolutamente proibito; in più, hanno sostituito il quarto con un comandamento pagano: anziché osservare il giorno stabilito da Elohim, essi osservano il giorno del dio sole, del “dominus” romano, il “sun-day” anglosassone, e tutte le feste babilonesi, egizie, greco-romane e quelle dei barbari, dei visigoti e degli ostrogoti, dei teutoni e dei celti, perché secondo loro, il quarto comandamento ordina di santificare “le feste”!  I protestanti non hanno grossi problemi con il secondo, ma il quarto... ce l’hanno solo scritto nelle loro Bibbie, ma lo hanno abolito, e sono molto zelanti nell’osservanza delle stesse festività pagane dei cattolici. Seguono fedelmente i dettami del concilio di LAODICEA! Più avanti in questo studio ne parleremo. 
«In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado da mio Padre... se voi mi amate, osservate i miei comandamenti». (Yohanan 14:12,15)
La dottrina cristiana evangelica si fonda soprattutto nel fatto di credere in Yeshua; ciò che non è chiaro è in cosa consiste questo “credere”... Dalle parole di Yeshua stesso, consiste nel fare le sue opere. E’ da notare che questi versi sono stati scritti dall’“apostolo dell’amore”, perché, secondo i cristiani, adesso siamo non più sotto la Legge di Mosheh, ma sotto la Legge dell’Amore... qual’è questa “Legge dell’Amore”? Nessuno più di Yohanan è indicato per dircelo, e ci trasmette in modo chiaro le parole di Yeshua: “se voi mi amate, osservate i miei comandamenti”. E’ chiaro: chi ama Yeshua e vuole seguirlo, deve osservare i suoi comandamenti! I comandamenti di Yeshua, quali sono questi? Ha egli proposto dei comandamenti diversi da quelli già esistenti? Li ha sostituiti con altri nuovi? Dalla Bibbia, non ci risulta, anzi:
  «Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; così com’io ho osservato i comandamenti del Padre mio, e dimoro nel Suo amore». (Yohanan 15:10)
Yeshua è molto esplicito: i suoi comandamenti, quelli ch’egli stesso ha osservato, sono quelli del Padre. I comandamenti del Padre, indubbiamente sono quelli contenuti nella Torah, non ci sono altri, in nessun testo scritto da cui possiamo attingere se non le Scritture Ebraiche. Dall’Evangelo sappiamo che Yeshua osservò tutte e 613 mitzvot della Torah. Quindi, se Yeshua ha osservato i comandamenti, ed ha ordinato ai suoi di osservarli nello stesso modo che egli li osservò, per quale motivo i cristiani si credono esenti di tale dovere? Perché essi insistono nel dire che non sono più validi? Yohanan, l’“apostolo dell’amore”, ancora ci dice:
Da questo sappiamo che L’abbiamo conosciuto: se osserviamo i Suoi comandamenti. Chi dice «io L’ho conosciuto» e non osserva i Suoi comandamenti, è bugiardo, e la verità non è in lui. (1Yohanan 2:3,4)
Da questo conosciamo che che amiamo i figli d’Elohim:quando amiamo Elohim ed osserviamo i Suoi comandamenti. Perché questo è l’amore d’Elohim: che osserviamo i Suoi comandamenti. (1Yohanan 5:2,3)
E questo è l’amore: che camminiamo secondo i Suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete udito fin dal principio, onde camminiate in esso. (2Yohanan, 6)
Può dunque qualcuno affermare di conoscere Elohim e di seguire Yeshua, ed allo stesso tempo di non essere sotto la Torah? Può qualcuno specificare qual’è la differenza fra la “Legge (detta di Mosheh)” e la “Legge dell’Amore”? Qui l’apostolo spiega che entrambe sono equivalenti: l’amore d’Elohim consiste nella Sua Torah. Ribadisce che i Suoi comandamenti sono quelli “che avete udito fin dal principio”, quindi, quelli che sono scritti nei Libri di Mosheh, ovvero, ciò che i cristiani chiamano “la Legge di Mosheh”. Dove si trovano scritti i comandamenti d’Elohim? Esiste qualche altro libro in cui li si possano trovare, e che questi siano diversi da quelli registrati nelle Scritture Ebraiche? Vorrei chiedere ai cristiani dov’è scritta questa “Legge dell’Amore” e in quali comandamenti consiste... Infine, vorrei chiedere loro perché insistono in sostituire la Legge d’Elohim con altre leggi umane, le leggi della chiesa (o delle chiese, perché ciascuna ha la sua propria, soprattutto tra i protestanti); perché si rifiutano di ubbidirGli e preferiscono piuttosto sottomettersi ai precetti creati dagli uomini, dai concili, dai teologi, dai predicatori, i quali hanno imposto regole e regolamenti che non si trovano nelle Scritture, e chi non li osserva è considerato “fuori dalla grazia”, e se qualcuno vuole veramente osservare i comandamenti biblici è etichettato come “giudaizzante”... Se qualche fratello al quale qualcuno gli domanda come il giovane ricco,  che devo fare per aver la vita eterna?”,  egli risponde come Yeshua “se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”, quel fratello verrà subito richiamato dal pastore, che gli dirà fratello, sei fuori dalla dottrina!”...
«Ecco, io vengo presto, e la mia ricompensa con me, per rendere a ciascuno secondo l’opera sua»... Beati coloro che praticano i Suoi comandamenti, per aver diritto all’albero della vita ed ad entrare per le porte nella città. (Apocalisse 22:12,14)
Alla fine, nell’ultimo Libro del Nuovo Testamento, nell’ultimo capitolo, si parla del destino finale dei redenti. Un particolare interessante è che coloro che otterranno il diritto all’albero della vita ed all’ingresso nella Nuova Yerushalaym sono quelli che “praticano i Suoi comandamenti”! Tale affermazione deve aver messo in singolare imbarazzo alcuni traduttori che hanno palesemente cambiato le parole riportate nel testo originale, ricorrendo a chissà quale regola linguistica ed hanno tradotto  “beati coloro che lavano le loro vesti” (?!), frase che non ha alcun significato ed è completamente fuori dal contesto. Mi dispiace deludere quelli che hanno sempre fatto affidamento su questo versetto di dubbia interpretazione (che cosa significa poi “lavare le vesti”?), perché nei manoscritti più antichi dice “praticano i Suoi comandamenti”, dichiarazione che d’altronde è in piena armonia con il contesto del capitolo. Infatti, egli viene a ricompensare ciascuno secondo l’opera sua (non parla di salvezza per fede!).

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